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# Bebe Vio, privilegiata
- URL: https://www.culturewars.it/bebe-vio-privilegiata/
- Published: 2023-09-25T05:30:16.000Z
- Updated: 2023-09-25T07:41:07.000Z
- Description: O, almeno, così dicono su Internet. Ma è una prospettiva miope e molto pericolosa.
- Author: Davide Piacenza
- Tags: inclusione, privilegio

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È successo che Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio Grandis, nota al grande pubblico come **Bebe Vio**, la settimana scorsa ha partecipato a un evento di celebrazione dei 75 anni della Costituzione italiana, in presenza del presidente Mattarella e altri ospiti d’onore.   
  
Invitata alla Camera dei deputati, la 26enne schermitrice paralimpica ha tenuto un discorso appassionato sui giovani, le loro aspirazioni e il loro tempo, dicendo [tra le altre cose](https://tg.la7.it/cronaca/bebe-vio-ai-giovani-basta-scuse-lavorate-20-09-2023-193954?ref=culturewars.it) due parole su quelle che ha definito **le «scuse» che cerchiamo** per giustificarci con noi stessi:

> Adesso mi sono finalmente laureata. È stata un’impresa, però ce l’ho fatta. La cosa che tutti mi hanno sempre chiesto è: “Ma come fai a trovare il tempo? Come fai a studiare e allenarti tante ore al giorno? Come fai a fare tutto quanto insieme?”. In realtà secondo me siamo bravissimi a inventarci scuse, tantissime scuse per trovare un motivo per non riuscire a farlo. Tantissime scuse per dire “no, vabbè, ma adesso non posso”, “no, adesso non ce la faccio”. In realtà il tempo non significa avere tempo ma riuscire a trovarlo. La mia fortuna è essere un atleta: tra le gare e in viaggio ho la possibilità di studiare.

Sei d’accordo? A me, ascoltandola, è parsa la riproposizione del **rodato pensiero motivazionale** a cui un personaggio come Bebe Vio, dato il suo vissuto straordinario, ci ha abituato negli anni. Il suo ruolo è sempre stato questo: e stupirebbe il contrario, visto che l‘atleta ha perso braccia e gambe per una meningite quando aveva 11 anni, è tornata a scuola, si è laureata e ha vinto una dozzina di medaglie d’oro alle Olimpiadi e ai Mondiali del suo sport.

Insomma, non vedo casus belli. E invece, incredibilmente, su Twitter (pardon, “X”) e su Instagram queste poche parole sono diventate oggetto di pensosi sermoni miranti ad additare **il «privilegio» di Bebe Vio**.   
  
Sì, sì, hai letto bene: il «privilegio». Prendi ciò che ha postato **Alessandro Sahebi**, giornalista con un buon seguito (e che personalmente di solito apprezzo). Riprendo alcune storie della lunga serie che ha dedicato alla vicenda:

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/09/IMG_9855-1.jpg)

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/09/IMG_9858.jpg)

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/09/IMG_9859.jpg)

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/09/IMG_9861.jpg)

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/09/IMG_9863.jpg)

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/09/IMG_9864.jpg)

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/09/IMG_9865.jpg)

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/09/IMG_9866.jpg)

Sahebi non è stato l’unico a promuovere questa lettura, peraltro: prendi il successo che commenti del genere hanno avuto anche su altre piattaforme, ad esempio q̶u̶e̶l̶l̶a̶ ̶c̶l̶o̶a̶c̶a̶ ̶d̶i̶ X:

> Sì è una privilegiata perché proviene da famiglia ricca.   
> La maggior parte delle persone con la sua stessa disabilità non possono avere le stesse protesi all'avanguardia o attrezzi adatti per lo sport. Quindi sì, nella sfortuna è stato il suo privilegio a fare la differenza [https://t.co/hIjC6afqyP](https://t.co/hIjC6afqyP?ref=culturewars.it)
> 
> — Ilaria Condizionata (@pastaalfo) [September 21, 2023](https://twitter.com/pastaalfo/status/1705002719407227376?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=culturewars.it)

Ora, mi è difficile anche solo iniziare a commentare, perché credimi, questa cosa **mi rattrista nel profondo**. Ma proviamoci, premettendo che sulle disuguaglianze economiche mi è da poco cresciuto il barbone canuto di Carlo Marx.

In generale non so cosa sia andato così storto, nel mondo in cui viviamo, per sentirsi in dovere di sostenere pubblicamente – pensando persino di essere fini critici, e non cerberi schiavi del proprio pubblico e incapaci di empatia – che **una venticinquenne che ha vissuto più di metà della sua vita senza arti** sia «una privilegiata», ma in qualche modo è successo.

Il termine-mondo del *privilegio* è oggetto di un uso così leggero e scriteriato online, nelle nicchie del sedicente attivismo *easy-peasy*, da risultare svuotato di ogni senso: **è il fucile giocattolo che spara il tappino**; quando spara il bimbo è contento, si sente importante e può passare rapidamente agli altri giocattoli.

Perché guarda, mi è perfettamente chiaro che la situazione economica della sua famiglia abbia a tutti gli effetti aiutato Bebe Vio (le scuole, i trattamenti, le protesi costose): ma **lei rimane anzitutto la vittima** di un male terribile e di una disabilità gravissima che l’hanno resa un paria de facto nella società, prima che riuscisse a sfidare la sua condizione e a farne un simbolo.

Come disse una volta il ciclista Franco Chioccioli a un reporter che gli chiedeva conto di possibili intercessioni dall’alto per spiegare un suo gran risultato al Giro d’Italia del 1991: «Sì, Dio mi avrà aiutato di sicuro. Però a sudare su quella bicicletta c'ero io». Ecco, a sudare sulla metaforica bicicletta di Bebe Vio non c’eri tu, non c’ero io: **c’era lei**.

Le difese della lettura di Sahebi e i suoi emuli recitano più o meno così: *il senso è chiaro, non è una privilegiata in senso assoluto *ma in senso relativo**, perché (citando il tweet di cui sopra) «la maggior parte delle persone con la sua stessa disabilità» non dispone delle stesse opportunità.

E questo è un dato di fatto, persino scontato. Ma non si può fingere che il sommarsi di questi discorsi declamati sul nostro pulpito algoritmico di moralizzatori ex cathedra non **finisca precisamente per additare colpevoli predeterminati e assoluti** che *noi, proprio noi, indissolubilmente noi* siamo lì per smascherare una volta per tutte. 

Come ho scritto nel mio libro *[La correzione del mondo](https://www.culturewars.it/libro-correzione-mondo/)*, teorizzando il suo concetto di intersezionalità – cioè, detta breve, la necessità di considerare più caratteristiche identitarie nella definizione dell’oppressione patita da un individuo – la giurista **Kimberlé Crenshaw** «aveva postulato la simultaneità delle oppressioni, un netto rifiuto all’ipotesi di creare una gerarchia fra di esse, e la necessità di considerare il contesto in cui si muove il soggetto».

Dov’è finito il contesto in cui si muove Bebe Vio, cioè un’esistenza di cui si è ri-appropriata contro tutto e tutti, rendendola un simbolo che non ha precedenti in Italia? E perché lo riduciamo a un’occasione per postare Instagram Story che ammiccano con l’occhiolino ai follower (*hey*, ha frequentato «prestigiose università private»! **Sì, Sahebi, ma io e te abbiamo le gambe e le braccia** e non abbiamo passato l’intera giovinezza a dover subire gli sguardi degli estranei: lei sì).

In quest’epoca illuminata di minoranze che finalmente parlano per loro stesse, stranamente a fare da rappresentanti e portavoce della «maggior parte delle persone con la stessa disabilità» di Bebe Vio **siamo ancora noi**, che alle medie ci siamo andati sulle nostre gambe. Curioso, eh?

Peccato, perché sarebbe davvero interessante – nonché a questo punto urgente – chiedere a queste persone di esprimersi direttamente su Bebe Vio: quando la sentono parlare alla Camera di fronte a Mattarella pensano che è «un discorso che non ci meritavamo da ascoltare»? O piuttosto una schermitrice disabile medaglia d’oro invitata a Montecitorio le fa sentire **rappresentate, viste, inorgoglite**?  
  
Io la risposta non ce l’ho, perché grazie al cielo non sono un influencer e non ho verità precostituite a cui sacrificare tutto il resto: ma se ti ho portato a rifletterci è già qualcosa.

## **Altre news dal fronte**

- Christopher Rufo è il volto principale della critica alla *Theory* progressista d’oltreoceano: peccato che il primo a censurare [sia proprio lui](https://www.thedailybeast.com/right-wing-activist-christopher-rufo-became-the-one-thing-he-claims-to-hate?utm%5Fsource=twitter%5Fowned%5Ftdb&via=twitter%5Fpage&utm%5Fcampaign=owned%5Fsocial&utm%5Fmedium=socialflow);

![](https://davidepiacenza.it/wp-content/uploads/2023/03/divisore2.png) 

- Ehi, che bello: la “[Karen](https://www.urbandictionary.com/define.php?term=Karen&ref=culturewars.it)” a cui l’Internet buono, riveduto e corretto ha dato addosso per supposto razzismo [era in realtà diversamente abile](https://twitter.com/krassenstein/status/1705676703190729057?ref=culturewars.it);

![](https://davidepiacenza.it/wp-content/uploads/2023/03/divisore2.png) 

- È uscito per Fazi *[Capitalismo woke](https://fazieditore.it/catalogo-libri/capitalismo-woke/?ref=culturewars.it)*, un saggio dello studioso australiano Carl Rhodes su «come l'abbraccio calcolato del mondo aziendale alla giustizia sociale rappresenti una seria minaccia per la società». Lo leggo e ti faccio sapere com’è.

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[![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/05/Call-to-action-sharing--2-.png)](https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/la-correzione-del-mondo-davide-piacenza-9788806257347/?ref=culturewars.it)

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