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# Il coast-to-coast polarizzato
- URL: https://www.culturewars.it/california-florida-polarizzazione/
- Published: 2023-04-07T05:30:42.000Z
- Updated: 2023-04-07T05:30:42.000Z
- Description: Nulla incarna le divisioni americane come la California e la Florida: come i due “megastate” sono diventati portavoce delle guerre culturali.
- Author: Davide Piacenza
- Tags: Conservatori, Università, woke

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Negli Stati Uniti, il centro nevralgico di ogni contrapposizione sui temi di attrito contemporanei, le *culture wars* si giocano anzitutto nello spazio dei campus universitari, che da tempo sono il terreno di coltura di teorie radicali, nuove sensibilità e vecchie reazioni.

In questo senso, il continuum che va dalla sinistra più (occhio, ché arriva il termine-mondo) *woke* alla destra più reazionaria, per una qualche ironia del destino, si può riportare come un trasferello di una volta sulla cartina geografica: all’estrema sinistra – cioè a ovest, guardando il mappamondo – degli Usa c’è la California, capitale del progressismo senza se e senza ma, mentre all’estrema destra – a est, affacciata sull’Atlantico – troviamo la Florida del governatore turbo-reazionario Ron DeSantis.

I due *megastates* da tempo hanno assunto il ruolo di fronti bellici in prima linea negli scontri culturali, a partire da quelli che orbitano attorno all’istruzione pubblica e all’insegnamento, racchiudendo in sé la polarizzazione che piaga i dibattiti nel resto del Paese (e diciamo pure di buona parte del mondo occidentale). California e Florida, prima che due Stati, oggi sono due simboli di appartenenza politica e, per così dire, ideale.

D’altronde, di mezzo ci sono due visioni del mondo contrapposte: se la California dal 2020 ha [deciso](https://www.politico.com/states/california/story/2020/05/21/university-of-california-eliminates-sat-act-requirement-1285435?ref=culturewars.it) di smettere di considerare i punteggi ottenuti dagli studenti delle scuole superiori all’ACT e al SAT, i test standardizzati per misurare il livello di preparazione per il college, in Florida entrambi gli score continuano a venire richiesti per l’ammissione all’università.

E se nel Golden State, a ovest, [si bada alla *diversity*](https://dailybruin.com/2022/08/21/university-of-california-increases-diversity-in-state-admissions-for-fall-2022?ref=culturewars.it) e ad ampliare a qualsiasi costo l’accesso delle minoranze all’istruzione superiore, i Repubblicani del Sunshine State, a est, stanno cercando pervicacemente di smantellare i programmi pubblici di *diversity and equity* (ne abbiamo parlato anche [da queste parti](https://www.culturewars.it/desantis-florida-woke/)). Sulla West Coast si propone di [valutare](https://www.thefire.org/news/fire-opposes-proposed-deia-regulations-california-community-colleges?ref=culturewars.it) docenti e dipendenti sulla base della loro «comprensione di principi DEIA \[acronimo di *Diversity, equity, inclusion, and accessibility*, nda\] e antirazzisti»; sulla East Coast si crea un clima di sorveglianza che bandisce ogni testo sospettato di contenuti “non-conformi” come la *critical race theory*, e si [prende a modello](https://www.newyorker.com/magazine/2023/04/10/the-christian-liberal-arts-school-at-the-heart-of-the-culture-wars?ref=culturewars.it) l’Hillsdale College, l’università cristiana e tradizionalista del Michigan osannata dalla destra.

Anche se entrambi i modelli hanno i loro limiti, le loro mancanze e le loro ottusità ideologiche, non ci vuole molto a determinare cosa è meglio e cosa è peggio, e quale risulta più immediatamente pericoloso. Ma la stessa divisione in cluster politico-accademici è rischiosa, secondo gli esperti, perché con ogni probabilità porterà a un circolo vizioso di frazionamento sociale: «Questo stato di cose farà avanzare ulteriormente la polarizzazione», ha [detto](https://www.washingtonpost.com/education/2023/04/03/red-blue-college-culture-war/?ref=culturewars.it) al Washington Post David Strauss, consulente per l'istruzione superiore a Baltimora. «E questo per me è un pericolo».

Quest’anno la Corte Suprema a maggioranza conservatrice – la stessa che ha già stroncato la sentenza *Roe v. Wade* sul diritto all’aborto – si pronuncerà sull’*affirmative action* nelle ammissioni universitarie, verosimilmente smantellando il sistema di leggi nazionali che prevedono quote di minoranze etniche e razziali di cui tenere conto nelle nuove iscrizioni. E la decisione politica genererà senza dubbio ulteriori polarizzazioni.

Va detto, peraltro, che lo scisma tra i due Stati non si ferma al versante accademico: nei grandi centri della California vige una cultura politica improntata a un certo *laissez faire* nel campo sociale (come dimostra [il caso di San Francisco](https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2022/06/how-san-francisco-became-failed-city/661199/?ref=culturewars.it)), mentre Miami sta virando decisamente [a destra](https://www.ft.com/content/e962daa7-f3d2-42e9-94ef-8caddd50036d?ref=culturewars.it); in una prigione californiana si possono incontrare operatori assistenziali che chiedono ai detenuti di [dichiarare i loro pronomi](https://ymeskhout.substack.com/p/three-little-pronouns-go-to-court), e nel contempo in Florida – dove il governatore DeSantis ha dichiarato guerra al colosso locale Disney perché aveva criticato le sue leggi anti-Lgbt – i gruppi neo-nazisti si stanno [coordinando](https://www.npr.org/2023/03/10/1158344050/florida-far-right-extremism-politics-desantis?ref=culturewars.it) in maniera più regolare e preoccupante che in passato.

In California e Florida non sono (ancora) stato, purtroppo. Ma qualche mese fa ho incontrato un rappresentante degli studenti di ciò che di più simile ai college della *Cali* esista sulla costa orientale: la New York University, un bastione dell’università iper-progressista, per quanto privata ed [elitaria](https://www.cnbc.com/2019/08/02/it-costs-76614-to-go-to-nyuheres-how-much-students-actually-pay.html?ref=culturewars.it), dove l’attenzione alla *diversity* è un valore fondante e politicamente attivo. Cosa mi ha detto questa persona? Per quello ci vuole una puntata ad hoc: rimani su questi schermi.

## **Altre news dal fronte**

- La famosa organizzazione no-profit Oxfam ha diffuso una guida al «linguaggio inclusivo» di 92 pagine per il suo staff e i suoi collaboratori, a cui si chiede di preferire «genitore» al posto di «padre» e «madre» in alcuni contesti, tra le altre cose. Quest’ultima raccomandazione ha mandato ancora una volta in tilt i media populisti e la destra, ma a ben vedere, come scrive Peter Williams [su New Statesman](https://www.newstatesman.com/quickfire/2023/03/furore-oxfam-woke-language-guide-misses-point?ref=culturewars.it) (paywall), oltre il solito cicaleccio qualcosa di cui occuparsi ci sarebbe: «Attribuire così tanto potere alle particolarità della scelta delle parole trascura il tono, l'intento e il contesto», specie se spieghi che «*elderly people*» («persone anziane») va bene, ma «*seniors*» («anziani») no, o che dire «la migrazione è un fenomeno complesso» è halal, ma per qualche motivo «la crisi dei rifugiati» risulta haram. Non resta che scegliere da che parte stare, dice Williams: «Un bigottismo sbruffone o una santimonia esibita?»;

![](https://davidepiacenza.it/wp-content/uploads/2023/03/divisore2.png) 

- Se si chiede al giornalismo di fare attivismo, è necessario che chi lo pratica scelga fra le due cose, perché [sono e rimarranno (si spera) cose diverse](https://twitter.com/writingblock/status/1642212598019153922?ref=culturewars.it);

![](https://davidepiacenza.it/wp-content/uploads/2023/03/divisore2.png) 

- Cose succede su quelle disumane cloache dette *social media* quando perdi un figlio piccolo e gli antivaccinisti [lo scoprono](https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2023/03/covid-vaccine-misinformation-social-media-harassment/673537/?ref=culturewars.it).

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![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2022/12/Call-to-action-sharing--1-.png)

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