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# Cancellazioni da cortile
- URL: https://www.culturewars.it/cancel-culture-trump-parole-proibite/
- Published: 2025-03-09T19:41:08.000Z
- Updated: 2025-07-01T09:30:59.000Z
- Description: “Sulla cancel culture avevo ragione io!”. Ma perché, con le fiamme in casa, pensi alle ripicche social?
- Author: Davide Piacenza
- Tags: Cancel culture, Stati Uniti

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Anche in Italia sta girando molto, e giustamente, una [lista](https://www.nytimes.com/interactive/2025/03/07/us/trump-federal-agencies-websites-words-dei.html?ref=culturewars.it) di termini ed espressioni che l’amministrazione Trump ha **«limitato o proibito»** in ogni angolo del gargantuesco apparato del governo federale statunitense, riportate da un articolo del New York Times.

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2025/03/lista.jpg)

È soltanto una minima parte delle coltellate epocali che il duo Trump/Musk sta [inferendo con la ferocia di un folle](https://www.culturewars.it/trump-musk-dei-magartismo/) nel ventre molle d’America (ha criminalizzato la sola esistenza delle persone transgender, lasciato a casa controllori di volo, distributori di vaccini contro l’HIV in Africa, garanti dei diritti dei consumatori; ha congelato fondi per la sanità e gli enti di ricerca oncologica; si è messo a perseguitare con ordini esecutivi innocui avversari pubblici e privati) ma è una che si presta alla condivisione istantanea sui social.

Tra le parole proibite ci sono «**donne**», «**minoranza**», «identità di genere», «crisi climatica» e persino – la svolta comico-grottesca – «golfo del Messico», che il bimbo ha ribattezzato unilateralmente con un nome più autarchico.

La tentazione di dire «avevo ragione io» è sempre fortissima, specie di fronte a piccole scariche di dopamina formato cuore, ma **mi chiedo a cosa serva**, oggi.

Benché la scala di questo attacco alle libertà civili sia davvero senza precedenti, nulla di quanto sta succedendo è mai stato imprevedibile nella sostanza: la destra trumpiana **è liberticida fin dalla sua nascita**, fin dalla scala mobile della Trump Tower, e non conosce altro linguaggio che la legge del più forte (talvolta mascherata dalla retorica business-macho del «deal»).

L’ho scritto nel [libro](https://www.culturewars.it/libro-correzione-mondo/) pubblicato all’inizio del 2023 che non citerò per minimo senso del pudore, ma non ci voleva chissà quale dote da medium: i Repubblicani americani con una mano postavano il loro attacco alla «cancel culture» dei Democratici, e con l’altra continuavano amabilmente a censurare chiunque avesse un’opinione a loro sgradita – che si trattasse di [libri scolastici](https://ohiocapitaljournal.com/2023/10/23/u-s-house-republicans-target-explicit-books-in-school-libraries/?ref=culturewars.it), [drag queen](https://www.theguardian.com/world/2023/sep/19/us-states-attack-drag-shows-lgbtq-rights?ref=culturewars.it) o [studenti universitari](https://www.washingtonpost.com/made-by-history/2022/09/26/conservatives-repress-free-speech-campuses/?ref=culturewars.it).

A fronte di tutto questo, tuttavia, questi figuri hanno vinto le elezioni scommettendo metà delle loro fiches su questi temi – gli spot «*Kamala is for they/them, Trump is for you*», il continuo cannoneggiamento sulla DEI, gli attacchi sulla «libertà di espressione» – e finendo ampiamente ripagati.

Segno che su questi versanti c'era un tremendo (fammelo ripetere: *tremendo*) bisogno di **un discorso capace di disinnescare** quella retorica, e di spiegare alla gente come stavano le cose.

E quindi: che non è vero che «non si può più dire niente» – anzi, non si ricorda un’altra epoca in cui si è potuto dire così tutto; che quella che gli hanno presentato di fronte agli occhi come l’Apocalisse è stata una deriva di nicchie online iper-rappresentate per un certo periodo, nonché coccolate da aziende in cerca di [*rainbow washing*](https://www.culturewars.it/capitalismo-woke-estratto/), multinazionali delle piattaforme in cerca di profitti semplici e reti di privati cittadini di ceto elitario e orientamento liberal in cerca di personal marketing.

E, soprattutto, c’era bisogno di un discorso che spiegasse che la sinistra continua a essere altro, che ha altro da dire e altri piani su cui considerare e rappresentare le persone e le loro istanze.

Eppure quel discorso non è stato articolato, o non abbastanza.

In Italia, per quanto mi riguarda, l’ho visto sostenere con regolarità e coerenza solo da autori come [Mimmo Cangiano](https://www.culturewars.it/guerre-culturali-cangiano-recensione/), Elisa Cuter, Raffaele Alberto Ventura e pochissimi altri.

È per questo che ora mi affligge leggere intere legioni di ripicche piccine, di colpetti di gomito, di «avevo ragione io» che si limitano a chiedere simbolicamente la testa dell’avversario algoritmico, che di fatto vogliono solo fargli le boccacce: non soltanto perché di fronte a una catastrofe dei puntini sulle i ci dovrebbe importare il giusto, ma perché sono puntini sulle i del tutto arbitrari e personalistici, che **guardano alla cultura politica come a uno scambio tennistico** tra due fronti contrapposti che segnano punti a seconda di dove finisce l’ultimo servizio.

È esattamente, tragicamente una parte essenziale di ciò che ci ha fatto fare un passo oltre il precipizio: il ridurre qualsiasi fatto reale a un «noi» e «loro» non reale – e ce ne sarebbero, di reale – ma restituito dal gioco di specchi degli algoritmi. Il reagire istantaneamente lungo quella direttrice arida e schiacciata del “commento social”, che impegna poco e soddisfa molto. Il rifiuto, anzi l’incapacità di pensare oltre, in modo organico.

Non è Trump, ma è quello che Trump ha sfruttato per tornare in cabina di regia e **proibire a milioni di persone di scrivere «donna»**.

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