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# Lettori sensibili
- URL: https://www.culturewars.it/dahl-censura-sensitivity-readers/
- Published: 2023-02-23T06:30:50.000Z
- Updated: 2023-08-22T21:19:20.000Z
- Description: I libri di Roald Dahl e i sensitivity reader: cosa fa chi per mestiere emenda i testi delle parti “problematiche”?
- Author: Davide Piacenza
- Tags: Cultura, Cancel culture

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Non so se hai sentito \[*irony mode: on*\] ma l’editore britannico dei libri di Roald Dahl, Puffin Books, ha approvato centinaia di [interventi di modifica](https://www.theguardian.com/books/2023/feb/18/roald-dahl-books-rewritten-to-remove-language-deemed-offensive?ref=culturewars.it) alle opere dell’autore per bambini, d’accordo con gli eredi di Dahl; modifiche che in teoria – ha comunicato la casa editrice – «possano consentire» ai romanzi «di essere ancora apprezzati da tutti oggi».

Dico «in teoria», perché la pratica è un po’ diversa: gli zelanti censori, l’avrai letto, non hanno soltanto fatto sparire termini ed espressioni *problematici* (direbbero quelli bravi) come «ciccione» e «brutta e bestiale» (ne *Gli sporcelli*), ma si sono spinti fino ad alterare interi passi dei libri. Per esempio ne *Le streghe*, che orbita attorno a un bambino tramutato in topo da una congrega di maghe, prima si leggeva (edizione Salani, trad. it. Francesca Lazzarato e Lorenza Manzi):

> Le streghe sono tutte donne. Non voglio parlar male delle donne. In genere sono adorabili. Ma tutte le streghe sono donne: è un fatto.

Ora il passo contiene solo la prima frase. E quando il bambino dice alla nonna che allora tirerà i capelli a ogni donna per essere sicuro che non sia una strega, lei nella versione originale rispondeva: «Non dire stupidaggini. Non puoi tirare i capelli a tutte le donne che incontri, anche se portano i guanti. Provaci e vedrai». Ora invece la risposta è diventata, traducendo dall’inglese: 

> Non dire stupidaggini. E poi ci sono tanti motivi per cui una donna può indossare una parrucca, senza che ci sia nulla di sbagliato.

E così via: la riedizione ha addirittura silurato diverse occorrenze di «bianco» e «nero», anche quando utilizzati per descrivere un oggetto comune, come un indumento. 

![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2023/02/edit-dahl.jpeg)

Altre fondamentali modifiche.

Ritornando a utilizzare un’espressione che cerco di evitare da parecchio tempo, nello specifico non penso che questo caso – che comunque è rilevante e merita la nostra attenzione – possa rientrare nel novero di una *cancel culture* propriamente detta: nessuno ha chiesto in coro a Puffin Books di emendare i testi di Roald Dahl; anzi, è probabile che nessuno si sia mai posto il problema prima.

Ben più verosimile è che la Roald Dahl Story Company, che dal 2021 è di proprietà di Netflix, abbia voluto apporre una mostrina sul suo petto, per ricerca di *clout* o per banale conformismo, sfruttando uno spirito del tempo che ha fatto dell’«inclusività» un totem confuso, malinteso e in perenne aggiornamento.

Se una cosa così misera è successa – un fatto che pochi hanno avuto l’ardire di difendere; e questi ultimi beh, tenderei a darli per persi – è perché in quest’epoca esiste non solo una cultura dove tutto ciò è possibile, ma anche un capitalismo di farabutti che ci va a nozze e la commercializza. Il risultato è la produzione *in vitro* di un mondo incorruttibile perché di plastica, dove tutto è pulito, finto e mondato dai riferimenti *cattivi*. Con tanti saluti ai chiaroscuri e alle suggestioni che fanno parte della complessità di una persona.

Ma è interessante anche parlare dei *sensitivity readers*, cioè le persone che materialmente hanno messo le mutande del Braghettone agli affreschi favolistici di Roald Dahl: sono una figura professionale relativamente nuova, ma che all’estero fa parlare di sé già da anni, specie nell’ambito della letteratura per l’infanzia.

Un *sentivity reader* è un editor ulteriore che non fa parte della redazione della casa editrice, il cui compito è leggere un manoscritto (o un libro di cui l’editore detiene i diritti) a caccia di eventuali contenuti offensivi, rappresentazioni errate, stereotipi etnici o culturali e pregiudizi di vario tipo.

In Italia, che io sappia, non è una carriera percorribile. Ma all’estero ha già fatto parlare molto di sé. Nel 2020 *Il sale della terra*, romanzo dell’autrice Jeanine Cummins considerato il caso editoriale dell’anno, è diventato protagonista di un [enorme caso](https://www.vox.com/culture/2020/1/22/21075629/american-dirt-controversy-explained-jeanine-cummins-oprah-flatiron?ref=culturewars.it) letterario centrato sull’accusa mossa a Cummins di essersi appropriata, in quanto donna bianca, di una storia non sua: quella di una madre e una figlia costrette a mettersi in viaggio verso la frontiera degli Stati Uniti. Se l’opera fosse passata attraverso il controllo di un lettore non-bianco, secondo i critici, sarebbe uscita senza rappresentazioni stereotipate.

La figura è anche molto criticata: lo scrittore irlandese John Boyne ha [commentato](https://twitter.com/john%5Fboyne/status/1489523165151862788?ref=culturewars.it) che «nessuno scrittore serio permetterebbe che il suo lavoro venga sanificato», mentre la collega poetessa scozzese Kate Clanchy ha [dichiarato](https://unherd.com/2022/02/how-sensitivity-readers-corrupted-literature/?ref=culturewars.it) che un *sensitivity reader* voleva farle «contaminare i suoi ricordi», e ha deciso di rescindere il suo contratto di pubblicazione con l’editore. Per Lionel Shriver, a causa del suo impiego buona parte degli autori «eviterà del tutto lo scrivere di personaggi con background diversi dal proprio». Hillary Jordan, autrice di *Fiori nel fango* (Neri Pozza, da cui è stato tratto il film *Mudbound*), ha speso parole di elogio per la nuova e più sviluppata sensibilità di quest’epoca, ma con un ammonimento:

> Viene dalla curiosità su come vivono le altre persone; nasce dal desiderio di abbattere le barriere che ci separano. E non so proprio come si possa fare, se hai qualcuno che ti guarda alle spalle e tossisce leggermente per farti sapere quando sei fuori strada.

Kate Milford, autrice fantasy per un pubblico adolescente, [sostiene](https://www.npr.org/2017/02/28/517657413/authors-hire-sensitivity-specialists-so-not-to-offend-readers?ref=culturewars.it) invece che considera questa al pari delle altre figure professionali con cui collabora: «È un’estensione della stessa ricerca che farei per ogni libro». E [non è l’unica](https://www.andreadunlop.net/blog/2020/9/9/controversy-around-sensitivity-readers-part-1?ref=culturewars.it).

Per quanto mi riguarda, penso che il problema risieda sempre nel dove posizionare l’asticella dell’offesa, o della rappresentazione errata: saremo tutti d’accordo che avere una figura specializzata in storia coloniale africana che dà una lettura in più al nostro libro ambientato nell’Africa coloniale, beh, è tutt’altro che una tragedia.

Più complesso è definire cosa offende una data minoranza, soprattutto dal momento che il *sensitivity reader*, in sé, per quanto sensibile e accorto possa essere, alla fine della fiera parla per sé: i messicani, le persone transgender, gli indiani, le ragazze madri non sono tutti uguali, e al di là di un minimo comune denominatore di condizione condivisa è difficile pensare di poterli raggruppare in un insieme omogeneo.

Di universale, per ora, ci è rimasta la letteratura. Facciamo in modo che rimanga tale, che dici?

## **Altre news dal fronte**

- Va bene, [qui](https://twitter.com/jordanbpeterson/status/1628292293173342208?ref=culturewars.it) c’è Jordan Peterson che vede «tirannia» in un adesivo gentile che chiede di non sprecare carta nei bagni pubblici: vedi tu;

![](https://davidepiacenza.it/wp-content/uploads/2023/03/divisore2.png) 

- L’[editoriale](https://www.theonion.com/it-is-journalism-s-sacred-duty-to-endanger-the-lives-of-1850126997?ref=culturewars.it) meno satirico del sito satirico The Onion, che de facto accusa apertamente il New York Times di transfobia per la sua copertura del dibattito sulla transizione nei minorenni. Non è l’unico ad averlo fatto: c’è anche una [lettera aperta](https://nytletter.com/?ref=culturewars.it) di centinaia di collaboratori della testata. Mi starò perdendo qualcosa (nel qual caso, i commenti sono aperti!), ma le inchieste del Times le ho lette, di discriminazione documentabile sulla pelle delle persone transgender non ne ho vista, e vorrei che uscissimo tutti a toccare l’erba;

![](https://davidepiacenza.it/wp-content/uploads/2023/03/divisore2.png) 

- Nemmeno i Repubblicani [sanno bene che vuol dire *woke*](https://www.washingtonpost.com/politics/2023/02/21/wokeism-republicans-liberals/?ref=culturewars.it), nonostante sia la singola parola che hanno pronunciato più di frequente negli ultimi anni.

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![](https://storage.ghost.io/c/85/35/85355599-1607-4b1c-946f-b59536e77681/content/images/2022/12/Call-to-action-sharing--1-.png)

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