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# “It’s a-me, Woke Mario!”
- URL: https://www.culturewars.it/super-mario-film-woke/
- Published: 2023-04-21T05:20:59.000Z
- Updated: 2023-04-26T14:17:07.000Z
- Description: Storia di come uno dei personaggi più amati è diventato terreno di assurdi scontri simbolici.
- Author: Davide Piacenza
- Tags: woke, Cinema

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Nel mare magnum dei dissidi culturali «esistono storie che non esistono», per citare le sempre profonde parole del maestro Maccio Capatonda. Da queste parti non l’abbiamo mai nascosto: buona parte dei casus belli su cui ci si scorna tra social e politica, se non direttamente inventati di sana pianta, sono **grossolane o interessate esagerazioni** di fenomeni tangenziali e non così rilevanti nel mondo reale.

*E allora perché te ne occupi, scusa?* Buonissima domanda! La risposta è – immagino – la stessa che daresti tu a una curiosità analoga sul perché leggi o commenti queste cose ormai ogni giorno: perché in un’era iper-mediatizzata in cui dominano caos informativo e scontri simbolici, i temi d’attrito delle guerre culturali possono assumere qualsiasi forma. 

Perché il governo italiano dedica il suo tempo a parlare di **«sostituzione etnica»** (ecco, da una parte mi tocca ringraziare il ministro Lollobrigida, perché un intero capitolo de *La correzione del mondo* è dedicato alle parole d’ordine della destra xenofobo-complottista), o a scagliarsi contro la carne sintetica, oppure ancora a cercare di proibire gli anglicismi nella comunicazione pubblica? Perché i Repubblicani americani non discutono d’altro che di come boicottare la birra [Bud Light](https://www.vox.com/money/2023/4/12/23680135/bud-light-boycott-dylan-mulvaney-travis-tritt-trans?ref=culturewars.it)? Perché il linguaggio dei social-dipendenti sbarca nel mainstream e le piattaforme direzionano i dibattiti? Perché il 2023 è anche questo, purtroppo: *stamoce*, come direbbero a Roma.

Tutta questa introduzione per dirti che all’inizio di questo mese è uscito il film di Super Mario, il più celebre e amato idraulico italo-americano di Brooklyn: si intitola con poca originalità **Super Mario Bros. - Il film** (o *The Super Mario Bros. Movie*) ed è stato [un enorme successo](https://movieweb.com/super-mario-bros-movie-clobbers-box-office-records/?ref=culturewars.it) di pubblico, dato che ha incassato 400 milioni di dollari in tutto il mondo a meno di una settimana dall’uscita nelle sale cinematografiche e riempito i cinema di ogni latitudine.

Sul pianeta Terra, insomma, tutto a posto. *Not so much online*, dove per mesi prima della première si è parlato di disastri annunciati al botteghino: sui social è stata criticata anzitutto la scelta di affidare la voce di Mario all’attore Chris Pratt, che non è italiano e quindi avrebbe potuto [suonare offensivo](https://screenrant.com/super-mario-bros-movie-chris-pratt-controversy-response/?ref=culturewars.it) (che devo dirti?). Dopo l’uscita del primo trailer, che ha reso chiaro che Pratt nel film non replica il consueto accento stereotipato del personaggio, i fan sono insorti per il motivo opposto: Super Mario ora suonava [troppo banale](https://www.yahoo.com/entertainment/the-super-mario-bros-movie-trailer-chris-pratt-performance-jack-black-211823593.html?ref=culturewars.it) e senz’anima.

Una polemica rinfocolata anche dal fatto che, nonostante Pratt sia un attore da blockbuster campioni di incassi (*Avengers*, *Guardiani della Galassia*, eccetera), da anni è criticato per una voce da lui sempre [smentita](https://deadline.com/2022/06/chris-pratt-church-controversy-hillsong-1235053819/?ref=culturewars.it), quella di aver frequentato la Hillsong Church, una chiesa pentecostale australiana accusata di promuovere “terapie di conversione” per gli omosessuali e altre oscenità retrograde.

L’inversione a U più pirotecnica sul tema film di Super Mario però, nemmeno a dirlo, viene dal fronte conservatore. Dopo il primo teaser del lungometraggio – che mostrava Luigi, e non la principessa Peach, nel ruolo del personaggio da salvare – il solito filotto di outlet e influencer di destra ha visto nella trama lievemente modificata la pistola fumante di **una svolta *woke*** della saga Nintendo: se Peach diventa un personaggio d’azione allora è chiaro che il film è ostaggio di [«un’agenda femminista»](https://www.youtube.com/watch?v=t7INv1zR4lg&ref=culturewars.it), dico bene?

E ti dirò di più: la Rainbow Road, la strada arcobaleno su cui i cartoon sfrecciavano nei titoli di Mario Kart, che compare nella pellicola, è stata [additata](https://www.reddit.com/r/Mario/comments/z9p35a/this%5Fcant%5Fbe%5Freal/?ref=culturewars.it) da qualche fess... voglio dire da qualche *acuto commentatore* come una prova autoevidente della «propaganda Lgbt+» di cui il film sarebbe infarcito.

> TV Tropes just recently called out the people who are praising The Super Mario Bros Movie as “anti-woke”. [pic.twitter.com/nKTXAyUHbZ](https://t.co/nKTXAyUHbZ?ref=culturewars.it)
> 
> — Crimson Mayhem (@Crimson\_Mayhem\_) [April 13, 2023](https://twitter.com/Crimson%5FMayhem%5F/status/1646302610469670913?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=culturewars.it)

Poi sì, come si diceva *The Super Mario Bros. Movie* è diventato un successo planetario, e allora costoro hanno fatto ciò che fa qualunque persona adulta e matura non appena si accorge di aver sostenuto complete idiozie: finge di aver sempre **sostenuto l’esatto opposto**.

Diverse personalità *anti-woke* sono corse ad arruolare i dati del box office di Super Mario al loro fronte, a partire dal presentatore Steven Crowder, che ha [spiegato](https://twitter.com/scrowder/status/1645434875241955330?ref=culturewars.it) al pubblico del suo seguito show perché tutto questo rappresenta un successo reazionario. In buona sostanza, riassumendo: l’eroe conquista la fanciulla, come nei Cari Vecchi Film Di Una Volta, quelli soppiantati dal politicamente corretto. 

Rimando a un [pezzo](https://www.thegamer.com/dangerous-woke-mario-movie/?ref=culturewars.it) sul tema di un sito specializzato in videogiochi, TheGamer, per un banale quanto apprezzabile invito a tornare alla realtà:

> Crowder ha ragione, Mario conquista la tipa. Ma è anche uno scemotto. E Peach, dal canto suo, è una leader senza paura. Ma indossa anche un vestito, per la maggior parte del tempo. Nulla di questo film asseconda qualcuno in particolare \[...\], non viene trattata alcuna particolare ingiustizia, non c’è un messaggio politico distinguibile di cui parlare. È solo Mario, nient’altro.

## **Altre news dal fronte**

- Secondo l’editorialista del [New York Times](https://www.nytimes.com/2023/04/16/opinion/free-speech-campus-universities-promising-news.html?ref=culturewars.it) David French la libertà di espressione (quella propriamente detta, non la pantomima interessata che ne fanno alcuni) sta vivendo un momento di riscossa nei campus statunitensi;

![](https://davidepiacenza.it/wp-content/uploads/2023/03/divisore2.png) 

- *Breaking news*: la sinistra globalista vuole costringerci a mangiare insetti. O almeno, questo dice una [nuova teoria complottista](https://newrepublic.com/article/171781/meat-culture-war-crickets?ref=culturewars.it) tra le più in voga nel campo ultraconservatore;

![](https://davidepiacenza.it/wp-content/uploads/2023/03/divisore2.png) 

- Ho iniziato a vedere l’ultimo [video](https://www.youtube.com/watch?v=EmT0i0xG6zg&ref=culturewars.it) della seguitissima youtuber ContraPoints, dedicato a *The Witch Trials of J.K. Rowling*, il podcast che ha recentemente intervistato l’autrice di Harry Potter. Dura due ore e appunto, non l’ho ancora finito: se hai tempo te lo consiglio, lei è sempre brava, i video sono ben fatti e questo riassume in modo efficace le accuse mosse alla scrittrice e l’inconsistenza di fondo della sua ultima lunga testimonianza. Non sono però per niente d’accordo su uno degli assunti delle chiose di ContraPoints: l’epoca storica in cui viviamo non ha affatto problemi di imposizione di discussioni pacate e civili nel *free marketplace of ideas*. Questa è una fantasia, o tutt'al più un argomento fantoccio: nel mondo reale la società è *davvero* sempre più polarizzata, e i suoi membri sempre più divisi, perché a nessuno interessa discutere, tantomeno civilmente. Ovviamente c’è chi non vuole (ed è difficile persuadersi che JKR non sia fra questi ultimi), ma non è un buon motivo per sostenere che l’imbarbarimento del confronto a tutti i livelli, la violenza verbale e le minacce tutto sommato sono una cosa buona e progressista.

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