La surreale polemica italiana sul “woke” – che suona più o meno come una polemica nepalese sulle spiagge – non accenna ad affievolirsi: gli interventi di Giuseppe Conte, che ricorda con dolore quella volta che un «caro amico da Boston» gli fece una critica su un soprammobile che non gradì; le chiose – sempre su Repubblica, che già aveva ospitato Conte – di Matteo Renzi, col suo auspicio di «superare gli eccessi woke»; e soprattutto l’infinita canea che tutto ciò ha prodotto sui nostri social media.
Buona parte di questa pigra polemica importata da rientro può essere ricondotta a un’intervista televisiva di una figura centrale della politica statunitense, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez (anche conosciuta con l’acronimo del suo nome, AOC).
Il 9 agosto – dunque quindici giorni fa – Ocasio-Cortez è stata ospite a This Week, un talk politico di ABC in quel momento condotto dal mezzobusto Jonathan Karl. Di lì a poco si sarebbe votato per le primarie Democratiche delle elezioni governatoriali in Wisconsin, dove Francesca Hong – una candidata di sinistra considerata radicale, con un passato di dichiarazioni controverse sulla festa del Thanksgiving e altro – alla fine ha perso contro il suo avversario moderato, David Crowley.
Nello scambio, Karl chiede a Ocasio-Cortez cosa ne pensa di quelle passate «dichiarazioni controverse di Hong». La politica di Brooklyn inizia parlando di come le elezioni locali non dovrebbero occupare troppo la scena nazionale, poi dice che Hong ha cambiato le sue posizioni rispetto a quando diceva di voler abolire il Ringraziamento in quanto festa colonialista.
Poi inizia a sorridere, arrivando a quello che diventerà il pomo della discordia due settimane dopo, in un Paese a forma di stivale della provincia dell’impero: AOC cita un suo «consigliere cittadino locale» che dice che «il Woke 1 è stato folle», e che bisognerebbe guardare a ciò che i candidati dicono oggi. «Woke 1 was crazy», ovvero: quelli sono stati degli eccessi, ora possiamo passare oltre.
La frase cita una sorta di meme che già da qualche tempo gira sui social: quello per cui si prendono certe esternazioni esagerate del periodo del 2020-21 e si etichettano ironicamente con la dicitura “Woke 1”, appunto. Chi Ossé, il consigliere di Brooklyn citato da Ocasio-Cortez, viene da Black Lives Matter e l’ha utilizzato a maggio in senso ironico e autoironico, in risposta a chi gli chiedeva conto di un suo tweet del 2020 in cui diceva che un uomo bianco cisgender non sarebbe potuto diventare presidente dell’assemblea comunale.
AOC ha poi precisato a Karl che durante quel periodo – quello delle proteste dopo l’assassinio di George Floyd e del “woke” più spinto – la finestra di Overton si è allargata, ma non è stato necessariamente un male: ci sono state anche conversazioni e proposte politiche «fruttuose». In ogni caso, candidati come Francesca Hong – dice fra le righe Ocasio-Cortez – oggi hanno fatto passi avanti, superando certi giacobinismi acerbi e impopolari.
Dire in diretta televisiva che il «woke 1 è stato folle», o «pazzo» – anche nel senso iperbolico e non del tutto negativo di “che cosa irripetibile, ragazzi!” – significa una cosa sola: quello di Alexandria Ocasio-Cortez, una politica di alto profilo che ha da tempo mire sulla presidenza degli Stati Uniti, è un riposizionamento strategico.
È, peraltro, una lettura abbastanza scontata: tutti i principali giornali d’oltreoceano, a partire dall’iperspecializzato Axios, hanno parlato di una scelta tattica della leader dei Democratici, che ha voluto citare parole altrui in un dato contesto, e rispondendo a una domanda specifica, per segnalare che i Democratici su un certo fronte non sono quelli del 2020.
Sul sito di ABC c'è una trascrizione integrale dello scambio; ma se ancora non ti fidi, eccolo anche in video:
Eppure in Italia questa semplice lettura di una frase in inglese standard è diventata espressione di un idioletto incomprensibile, e oggetto di accuse e ulteriori code di polemica: non conto più quanti interventi ho letto che smontano la ricostruzione dell’intervista, dicendo che AOC «non ha mai detto» quella frase, che nel frattempo altrove si è guadagnata addirittura la qualifica di «inventata». Ma inventata non è: aiuto, il gaslighting!

È vero, scherzi a parte, che Repubblica ha fatto da capofila di alcune rese distorte della stampa italiana: il quotidiano che fu di Eugenio Scalfari ha attribuito direttamente la battuta alla deputata americana, con un uso delle virgolette come sempre fantasioso, e ha titolato «Usa, dietrofront a sinistra: “Il woke è una follia, puntiamo sull’economia”». Di bivio fra diritti civili ed economia, Ocasio-Cortez non ha mai parlato (e sulla necessità di tenere insieme i due fronti, consiglio invece l’ottima analisi di Andrea Fabozzi sul Manifesto).
Ma il pressapochismo o l’agenda politica surrettizia dei quotidiani italiani non cambiano la realtà: Ocasio-Cortez quella cosa l’ha detta, non se l’è sognato nessuno. Ci hanno turlupinati? A me, una volta tanto, pare non sia questo il caso: AOC, che ha prospettive politiche a cui rendere conto, ha citato una terza persona in modo strategico per il suo futuro. Non ha disconosciuto le lotte del 2020 né è diventata trumpiana, ma ha voluto comunicare che su certi piani si poteva fare meglio e che la leadership Democratica lo sa.
Nessuna grande abiura, ma un riposizionamento intelligente, figlio dell’esperienza. Crazyyy? Mah, non proprio.

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