C’è qualcosa di rivelatore – prima ancora che di ironico – nel successo del meme “monitoring the situation”, quell’attitudine a documentarsi e osservare ciò che accade, di crisi in crisi, nel mondo senza intervenire, senza prendere posizione, senza fare altro che restare in una sospensione operativa che viene trasformata in contenuto.
Non è una semplice gag più e meno riuscita, né solo una variazione sulla linea comico-memetica applicata alla geopolitica: è una postura; e, come tutte le posture che attecchiscono su larga scala, racconta qualcosa di più strutturale su chi la adotta e sul contesto che la rende riconoscibile.
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